Baby Boom
di Charles Shyer, USA 1987
Donna in carriera
La protagonista è una donna efficientissima, intelligente e completamente asservita al proprio lavoro. Con gli uomini non se la cava troppo bene. Ha una relazione ma dedica pochissimi minuti al proprio partner. J. C. Wiatt ha fatto le sue scelte: lavoro, carriera, successo, denaro. Lavora settanta ore alla settimana a Manhattan e sembra essere contenta della vita che conduce.
Finché non riceve una telefonata inaspettata. Come unica parente di un lontano cugino morto in un incidente, le viene affidata una bambina di quattordici mesi, Elizabeth, mollatale da una sbrigativa assistente sociale. Dopo i primi giorni di totale sgomento, J. C. comincia una vita dura e affannosa cercando di conciliare pannolini, biberon e gli assillanti problemi quotidiani in ufficio. La donna tenta di dare la bimba in affidamento a una coppia di provinciali, ma i due candidati non le ispirano alcuna fiducia. Tra le altre cose, un suo giovane collaboratore è entrato nelle grazie dei capi ed è riuscito a scavalcarla nella carriera. I dirigenti della società propongono a J. C. di passare a un settore più tranquillo e meno stimolante per conciliare i suoi nuovi orari con il lavoro, ma lei decide di lasciare amico e lavoro, comprare una villetta con giardino e frutteto nel Vermont e tenersi la bambina, di cui pare non poter più fare a meno.
Il radicale cambiamento di vita le costa piuttosto duro, abituata com’è a condurre una vita frenetica, piena di contatti e iniziative. In piena crisi per una caduta viene aiutata da Jeff Cooper, un simpatico veterinario del quale diviene amica. Intanto il frutteto comincia a rendere bene e, dopo aver fatto marmellate per la piccola e per qualche signora dei dintorni, J. C. decide di mettere su Country Baby, una solida impresa di alimenti genuini destinati all'infanzia che presto vengono venduti nel Vermont e in altri stati americani. Grazie a questo successo, J. C. riceve un’offerta della sua ex-ditta: vogliono rilevare la piccola azienda dandole condizioni eccezionali ed enormi percentuali sui futuri guadagni. Ma lei dice di no, lasciando tutti allibiti: ora che ha la sua azienda, la sua casa e quella deliziosa bambina, è lieta di tornarsene nel Vermont e di cominciare una nuova vita con il suo veterinario preferito.
Tra meno di due mesi torno al lavoro. Dopo un anno di maternità, si riprendono i vecchi ritmi, ma con le dovute riserve del caso. In effetti non ho mai smesso di lavorare, perché a un mese dal parto ho ripreso a fare qualche cosuccia da casa. Al lavoro devo dire che sono stati molto gentili. Concedendomi, almeno finora, tutto ci ò che ho chiesto. Innanzi tutto torno al lavoro con mansioni diverse e meno stressanti. Basta fare la manager, che non se ne può più di dire alla gente quel che deve fare. Non mi piace. Torno da traduttrice in-house, solo tre giorni alla settimana di cui uno da casa. Le traduzioni che mi toccherà fare sono abbastanza noiose, ma almeno mi faccio un po' d'esperienza in un settore diverso. Anche l’orario di lavoro è più flessibile, e per riuscire a riprendere Pupo al nido inizio prima e finisco prima. Dovrò svegliarmi all'alba, ma vuoi mettere non doversi lanciare sui mezzi pubblici durante l'ora di punta? Sono contenta delle nuove condizioni di lavoro.
Mi sono presa scrivania e sedia bella da ufficio per il lavoro da casa. E questa mattina mi sento quindi molto importante. E poi mi cerco una colf due ore alla settimana.
In effetti mi hanno detto che si aspettano da me che sbrighi più o meno il lavoro che la traduttrice che c’era prima faceva in cinque giorni. Io ne lavorerò solo tre, come dicevo. Però alcune colleghe meglio informate mi dicono che è fattibile, perché il carico di lavoro per il traduttore italiano non è enorme. Sono contenta di tornare. Fare la mamma è una gran bella cosa, ma a volte può essere monotono e occorre una dose di pazienza abominevole rispetto a un lavoro d’ufficio. E poi Pupo è pronto per la vita di società: lo vedo io che quando siamo in casa da soli è una mezza piattola, mentre quando usciamo o ci incontriamo con altri pupi è più rilassato. Sarà che mi piace pensarla così. Dice che a dieci mesi la socializzazione non è ancora una parte molto importante della loro vita. Comunque, insomma, Pupo va al nido. Mamma torna al lavoro. La vita ritorna più o meno ai ritmi di prima? Meno, più che più.
E vai di anticoncezionali.